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Il progetto GAIA, strumenti di governance per la forestazione urbana: come le imprese locali possono contribuire all’adattamento ai cambiamenti climatici

Rita Baraldi1 e Raffaella Gueze2

1 Istituto per la BioEconomia, CNR, Via Gobetti 101, 40129 Bologna

2 Comune di Bologna, Piazza Liber Paradisus 8, 40129 Bologna

Introduzione

Il problema dei cambiamenti climatici è diventato un tema cruciale a livello globale, e necessita di una strategia che possa integrare azioni di mitigazione e di adattamento, e di politiche che promuovano nuove forme di partnership tra il settore pubblico e quello privato. Le misure di politica pubblica non sono infatti sufficienti per far fronte alle nuove sfide ambientali se non vengono supportate anche dal mondo delle imprese.

Un modello innovativo di governance in questo senso è quello delle cosiddette “partnership pubblico-privato” (PPP), che vedono i due settori collaborare strettamente con un obiettivo comune, dando risposta ad un bisogno collettivo. La partnership permette di creare un processo sinergico grazie al quale ogni attore genera maggiori benefici di quelli ottenibili singolarmente.

Il progetto GAIA è stato co-finanziato dal fondo Europeo LIFE+ attraverso il bando del 2008. L’obiettivo principale del progetto è di contribuire alla lotta ai cambiamenti climatici attraverso la realizzazione di una partnership pubblico-privato tra il Comune di Bologna e le imprese locali, per incrementare il verde urbano facendo leva sul concetto di Responsabilità Sociale d’Impresa. Il progetto contribuisce alla strategia di adattamento del Comune di Bologna grazie ai positivi effetti del verde urbano nella mitigazione dell’effetto “isola di calore” e nella resilienza dell’ambiente urbano. Le aree verdi urbane inoltre contribuiscono all’assorbimento della CO2 e di altri inquinanti, migliorando la qualità dell’aria. La presenza di partner con differenti ruoli all’interno del progetto ne ha dato garanzia di successo, consentendone la modellizzazione per la replicazione in altre città europee. Hanno partecipano al progetto oltre al Comune di Bologna, Istituto per la BioEconomia (IBE), già Istituto di Biometeorologia del CNR di Bologna (IBIMET), Unindustria e Cittalia.

  1. La Partnership pubblico-privato come strumento di lotta al cambiamento climatico

Il modello di riferimento adottato per la costruzione delle PPP del progetto GAIA è la “Nuova Partnership Sociale” (Il Copenhagen Centre definisce la PPP come “persone e organizzazioni provenienti dal settore pubblico, privato e dalla società civile, che si impegnano volontariamente e reciprocamente in relazioni innovative per perseguire obiettivi comuni attraverso la messa in comune delle loro risorse e competenze”.

In questo senso il progetto mira a trovare una soluzione innovativa per unire gli sforzi, l’impegno e le conoscenze di gruppi diversi di individui che possano contribuire – ognuno per le proprie competenze – al raggiungimento di un obiettivo comune: la riduzione delle emissioni di gas serra, la mitigazione dell’effetto “isola di calore” e lo sviluppo di una strategia che coniughi mitigazione e adattamento al cambiamento climatico. Questo è il motivo per cui GAIA è l’acronimo di Green Areas Inner-City Agreement, poiché si basa su di una partnership pubblico privato per far fronte agli impatti del cambiamento climatico e migliorare la capacità di adattamento delle città.

Gli aspetti fondamentali e innovativi evidenziati nel modello del Copenhagen Centre possono essere adottati da GAIA: un obiettivo comune per perseguire nuove forme di collaborazione e mobilizzazione di risorse, competenze e conoscenze di ogni partecipante alla partnership.

Le partnership pubblico-private sono un approccio innovativo che permettere di creare un sistema per il coordinamento e l’investimento nelle azioni necessarie a fronteggiare i cambiamenti climatici, generando al contempo valore grazie alle sinergie create con un approccio di tipo “win-win”. Gli attori privati possono contribuire così con le proprie risorse tecnologiche ed economiche a risolvere un problema che il settore pubblico da solo non potrebbe affrontare. Le PPP possono anche essere viste come un modo per gli enti pubblici di superare vincoli economici, che sono stati particolarmente aggravati dalla recente crisi economica. Ecco perché la PPP può diventare uno strumento innovativo per aumentare la resilienza delle città: non solo intesa come resilienza nei confronti di una crisi ambientale ma anche di una crisi economica. Questo è particolarmente vero in contesti in cui esistono esternalità e una grande interconnessione di aspetti come nel caso dei cambiamenti climatici. In questo caso specifico il progetto GAIA grazie alla partnership intende finanziare la forestazione urbana con l’obiettivo di aumentare l’assorbimento di CO2 e migliorare la qualità dell’aria in un processo di cui beneficerà l’intera comunità locale. L’obiettivo di lungo termine è di promuovere la partecipazione alla partnership del maggiore numero possibile di attori, per aumentare la consapevolezza della questione ambientale a livello locale. Inizialmente nel progetto sono state coinvolte imprese del territorio di dimensioni medio-grandi, che possono avere una ricaduta positiva dall’investimento in azioni di responsabilità ambientale nel proprio territorio. La PPP infatti offre alle imprese la possibilità strumenti innovativi per ridurre la carbon footprint delle loro attività finanziando progetti di piantumazione. La loro partecipazione ha avuto inoltre un’importanza fondamentale nella diffusione del progetto e nel coinvolgimento di altre imprese che hanno sottoscritto gli accordi in una fase successiva. La visibilità di queste imprese anche rispetto ai consumatori costituisce uno strumento aggiuntivo di sensibilizzazione della clientela rispetto al tema in questione.

  • Benefici della forestazione urbana

La forestazione urbana ha ricevuto sempre maggior attenzione come strumento innovativo per la riduzione delle emissioni di gas serra e degli inquinanti atmosferici, la mitigazione della temperatura e il miglioramento della qualità.

2.1 Adattamento

Il primo risultato ottenibile dalla messa a dimora di nuovi alberi nelle aree urbane è la mitigazione del cosiddetto effetto “isola di calore”, di cui si nota un incremento di intensità come conseguenza dei cambiamenti climatici. Esso è causa inoltre di numerosi problemi di salute nei gruppi maggiormente sensibili della popolazione (persone anziane, bambini, etc.). Gli alberi, grazie all’ombreggiamento diretto e ai processi fisiologici di evapotraspirazione, svolgono una funzione termoregolatrice creando un benefico microclima nei dintorni delle aree verdi. Il ruolo decisivo degli alberi nella mitigazione dell’isola di calore urbana sono stati dimostrati da numerosi studi. Ad esempio studi effettuati ad Huntington (USA) hanno dimostrato come gli alberi piantati lungo le strade abbassino di circa 2 °C la temperatura della pavimentazione nelle aree ombreggiate rispetto a quelle esposte al sole. Sia le misure dirette che le simulazioni effettuate in altri studi specifici indicano che si possa raggiungere anche una differenza media di 3°C fra il parco e la zona edificata.

  •  Qualità dell’aria

E’ noto che gli alberi, come tutti i vegetali, contribuiscono a ridurre i livelli atmosferici di CO2 sequestrando il carbonio attraverso le aperture stomatiche durante il processo della fotosintesi per la produzione di carboidrati necessari allo sviluppo dei tessuti. Con un meccanismo simile, le piante possono assorbire anche altri gas presenti nell’aria come gli inquinanti gassosi quali ad esempio gli ossidi di azoto, l’anidride solforosa, benzene e toluene, principalmente prodotti da attività antropogeniche (traffico autoveicolare, attività industriali, riscaldamento etc). Inoltre le piante possono rimuovere dall’atmosfera anche il particolato (PM10, PM2,5, PM1) sia direttamente, attraverso l’assorbimento tramite gli stomi o la superficie fogliare, sia indirettamente, agendo come semplice barriera fisica e trattenendo il particolato sulla superficie fogliare ricca di cere e tricomi. Questo effetto è maggiormente evidente nelle masse arboree di tipo forestale che nella vegetazione a sviluppo più contenuto come gli arbusti. Le conifere, dotate di una superficie fogliare maggiore e di una struttura più complessa, sono più efficaci nella cattura delle polveri rispetto alle latifoglie a foglia caduca. Inoltre, le piante sempreverdi sono efficaci anche d’inverno quando le concentrazioni di particolato sono più alte. D’altro canto però, i composti inquinanti si accumulano nelle foglie che non vengono perdute in autunno, provocando danni all’apparato fogliare. La vegetazione emette anche composti organici volatili (VOC), tra i quali gli isoprenoidi (isoprene e monoterpeni) svolgono un ruolo importante nella chimica della troposfera. Essi reagiscono con gli inquinanti antropogenici, come gli ossi di azoto (NOx), in una complessa serie di reazioni fotochimiche che portano alla produzione o riduzione di ozono e di altri composti secondari. Poiché i livelli di emissioni di isoprenoidi delle piante sono molto variabili a seconda della specie, la selezione di alberi con bassi livelli di emissioni può rappresentare un fattore critico per piani di piantagione di larga scala in aree urbane inquinate. Tuttavia i profili e livelli di emissioni di molte specie rilevanti non sono stati tutt’ora indagati.

La presenza di alberi in città e gli interventi di forestazione urbana permettono quindi di migliorare la qualità dell’aria, ma durante la progettazione del verde urbano è opportuno tenere conto del fatto che le specie arboree sono caratterizzate da un diverso tasso di crescita, da cui consegue un differente potenziale di sequestro del carbonio, e da una diversa efficacia di mitigazione degli inquinanti ambientali.

Un aspetto innovativo del progetto GAIA è che le proprietà di mitigazione ambientale della vegetazione sono state analizzate direttamente a livello dell’apparato fogliare, per stimare la loro capacità di sequestrare CO2, di assorbire inquinanti atmosferici e di emettere VOCs. Attraverso l’utilizzo di un’equazione allometrica è stata calcolata la CO2 immagazzinata nella biomassa in 30 e 50 anni di vita delle piante (vita media stimata rispettivamente in piante posizionate lungo le strade e in parchi urbani), mentre attraverso analisi istologiche e di microscopia elettronica si è caratterizzata nel primo caso la struttura fogliare interna (ampiezza del tessuto fotosintetizzante e di quello lacunoso dove avvengono gli scambi gassosi), e nel secondo quella della superficie fogliare (entità delle aperture stomatiche, delle cere, dei tricomi o di ornamentazioni superficiali). Inoltre, dalla quantificazione delle emissioni di VOCs dalle foglie è stata derivata la potenzialità di formare O3 troposferico. Queste informazioni sono state utilizzate per la compilazione di schede per diverse specie di alberi ornamentali in cui, accanto alle informazioni botaniche, sono state riportate queste caratteristiche eco-fisiologiche utili alla stima della potenzialità di mitigazione delle piante. Le schede sono così state immesse in un database che consente la selezione delle specie migliori per i progetti di forestazione urbana in funzione dell’obiettivo da raggiungere.


Esempio di schede realizzate nell’ambito del progetto GAIA. Informazioni su ulteriori schede di altre specie sono consultabili sul sito del progetto all’indirizzo http://www.lifegaia.eu/

2.3 La compensazione della CO2 da parte delle imprese locali

Il concetto di carbon neutrality e gli ulteriori benefici ambientali derivanti da un progetto locale sono stati utilizzati come driver per il coinvolgimento delle imprese locali. Anche se la carbon neutrality è un concetto sempre più diffuso a livello internazionale, esso tarda ad affermarsi in Italia. Poche aziende hanno ad oggi implementato una strategia di neutralizzazione della CO2 o acquistano crediti nel mercato volontario del carbonio per compensare le proprie attività. Il motivo è in buona parte legato al fatto che la maggior parte dei progetti di compensazione offerti sul mercato volontario sono sviluppati in paesi in via di sviluppo o con economie di transizione, e le loro ricadute non sono percepite come benefici diretti per gli stakeholder locali. La PPP realizzata nel progetto GAIA fornisce alle imprese un nuovo strumento da inserire nella propria strategia di responsabilità sociale d’impresa, in particolare per ciò che concerne gli impegni nei confronti del cambiamento climatico. La forestazione urbana, per ciò che concerne l’assorbimento di CO2, ha un costo superiore rispetto all’acquisto di crediti nel mercato volontario. Tuttavia la piantagione di alberi a livello locale è percepita dalle imprese come un intervento più completo, poiché contribuisce anche ad accrescere la qualità dell’aria a livello locale, a incrementare la resilienza al cambiamento climatico dell’ecosistema urbano e infine migliora la qualità dell’ambiente urbano a favore delle comunità che vivono sul territorio (e nel quale le imprese operano). Questo approccio combina diversi benefici e per questa ragione le imprese sono maggiormente incentivate ad investire in questa direzione.

In particolare la forestazione urbana dà l’opportuna alle imprese di migliorare le condizioni di vita della comunità locale, aumentando al contempo la loro consapevolezza riguardo alle problematiche ambientali e della necessità di un impegno congiunto a livello locale per farvi fronte.

Le imprese locali possono compensare le proprie emissioni piantando alberi localmente e nel farlo contribuiscono alla riduzione della CO2. Questo tipo di progetto suscita l’interesse delle imprese perché, inserendosi nel contesto della responsabilità sociale di impresa, porta un valore aggiunto implementando l’azione locale per la sostenibilità ambientale.

Il progetto GAIA prevede che ogni firmatario dichiari il proprio livello di contributo al progetto in termini di alberi da piantare e, di conseguenza, di CO2 da assorbire. All’interno del progetto sono stimolate e supportate soluzioni innovative per le imprese, grazie ad una serie di eventi formativi rivolti ai manager e decision maker e ai tecnici delle imprese firmatarie. Le imprese identificano un prodotto o un servizio da compensare totalmente o parzialmente, attraverso uno specifico piano di azione e la definizione di obiettivi interni. Questo obiettivo può essere progressivo e rinnovato annualmente, e definito in maniera tale da essere realistico e realizzabile nel lungo termine per garantirne l’efficacia. La definizione di obiettivi e di azioni da realizzare per raggiungere una riduzione delle emissioni accresce il livello di impegno e di consapevolezza dei firmatari e rende la partnership un accordo vincolante. Le emissioni legate al prodotto o servizio da compensare grazie alla messa a dimora degli alberi possono essere calcolate con la metodologia del Carbon Footprint.

Le imprese comunicano alla clientela e alla comunità locali i propri impegni a favore del cambiamento climatico grazie ai propri canali di comunicazione e alla visibilità che il Comune garantisce loro.

Conclusioni

Il rapporto tra le imprese e il territorio a cui appartengono può essere interpretato in termini di interdipendenza reciproca: il settore privato è determinate per il mantenimento di condizioni competitive (sociali ed economiche) e per la sostenibilità (ambientale) del territorio. Le imprese sono anche influenzate in maniera significativa dalle condizioni del contesto territoriale per ciò che concerne il suo potenziale competitivo.

Il progetto GAIA si è proposto di sviluppare un esempio di “Circolo virtuoso di responsabilità” nei confronti dei problemi ambientali (mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, miglioramento della qualità dell’ambiente urbano) come elemento centrale di responsabilità. Questo concetto si basa sulla partecipazione collaborativa di vari attori sociali, guidati da una cultura di responsabilità sociale, che lavorano insieme per progettare, realizzare e misurare azioni comuni, che vengono così rafforzate dalla partecipazione di tutti i soggetti. Il concetto di “Circolo virtuoso di responsabilità” implica la creazione di una rete temporanea tra il mondo delle imprese e i diversi stakeholder, che collaborano per rispondere ad un bisogno collettivo, ognuno contribuendo sulla base delle proprie competenze e responsabilità.

Il progetto GAIA nasce da queste esperienze e le porta un passo più avanti sperimentando una partenship pubblico privato in una sfera assolutamente innovativa: la tutela dell’ambiente, e più nello specifico la riduzione delle emissioni di CO2, la diminuzione dell’effetto isola di calore e il miglioramento della qualità dell’aria grazie alla forestazione urbana. http://lifegaia.eu/

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A cura di RITA BARALDI e LUISA NERI Ricercatrici IBE-CNR Bologna Documento originale: https://bit.ly/2WGmPh4 Contesto Dall’inizio di questa terribile epidemia, la società e la comunità scientifica si stanno chiedendo come